Quali prodotti per la bottega ristrutturata?

Mozzarella o ricotta? Tofu o seitan?
E quanti libri leggi? Vuoi assaggiare prodotti o parlare di turismo responsabile?
Pensi di saperne abbastanza di Commercio Equo? E per quanto riguarda il volontariato?

Dopo il mini-sondaggio cui ti abbiamo chiesto di partecipare, abbiamo raccolto i tuoi desideri per prodotti nuovi nella bottega ristrutturata.
Li abbiamo vagliati e contemperati alle norme e ai criteri cui ExAequo è soggetta come Organizzazione di Commercio Equo e Solidale e come facente parte del Consorzio CTM-Altromercato, nonché alle disponibilità dei nostri produttori (e a quelle della bottega).

Abbiamo anche risposto privatamente a ciascuno, e riportiamo qua di seguito le impossibilità specifiche:

  • Le banane piccole (oritos) hanno problemi di deperibilità e di trasporto, e il produttore da cui le prendevamo ora coltiva solo quelle "normali"; in generale, dal punto di vista logistico è costoso e complesso fare arrivare frutta come avocado, papaya, ecc.
  • Alcuni specifici prodotti segnalati non si trovano del Commercio Equo, almeno secondo i criteri di AGICES, che noi seguiamo. Tuttavia, potremmo rivolgerci a piccoli produttori locali (italiani) che lavorano secondo i principi dell'Economia Solidale.

Ti proponiamo ora di compilare un breve modulo, che si basa sul risultato di tutte le operazioni menzionate sopra e che contiene domande anche su altri tipi di questioni.

Vorremmo il tuo parere!
Bastano pochi minuti, seguendo questo indirizzo: http://bit.ly/diccituepreferenze.

Ci vediamo a settembre!

Ristrutturazioni e rinnovamenti in corso

[Aggiornamento: bottega aperta fino a martedì 22 luglio!]

Quella del 2014 sarà una estate di cambiamenti, foriera di un autunno carico di novità.

La bottega chiuderà il 19 22 luglio, per darci modo di svuotarla in vista di... una ristrutturazione!
Nuovo mobilio, ambiente più arioso, anche un aumento di spazio: non proprio colossale, ma che ci permetterà di esporre più articoli e in maniera migliore.

Dovremmo riuscire ad accrescere anche la nostra offerta: e vi chiediamo di aiutarci a scegliere prodotti nuovi!
È già prevista una nuova birra artigianale, che andrà a sostituire quella attuale (in esaurimento), un frigo per i formaggi, e forse una linea cosmetica alternativa per l'igiene personale.

Ma desideriamo ampliare il settore alimentare, e vogliamo sentire che cosa vorreste trovare.
Potete intanto scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o andare a commentare su facebook.
Quindi, dopo un primo giro di opinioni, vi chiederemo di compilare un breve modulo con domande specifiche.

Dovremmo riaprire già l'1 settembre, e più avanti, all'inizio dell'autunno, organizzare una grande festa di inaugurazione.

Parallelamente, per settembre o ottobre dovrebbe essere pronto il nuovo sito web di ExAequo: un diverso layout, una disposizione più immediata di tutti gli elementi, una consultazione più facile, maggiori possibilità di interazione.
Tutto questo, senza dimenticare i nostri contenuti e i nostri colori.

Vogliamo poi parlare degli incontri informativi gratuiti e a domicilio sui cosmetici?
No, sarebbe davvero troppo: rimandiamo a una prossima volta, e speriamo che non sia finita qua!

Fair Trade Fair Peace

"Fair Trade Fair Peace" è la prima linea di commercio equo e solidale israelo-palestinese.

Il progetto, realizzato con il contributo dell’Unione Europea e sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna, unisce il lavoro di artigiani, soprattutto donne, dell'area di Betlemme in Palestina e di Cana di Galilea in Israele.
È stato avviato nel marzo 2012 sotto il coordinamento della ong COSPE onlus in collaborazione con Bethlehem Fair Trade Artisans (BFTA), Sindyanna of Galilee, la Provincia di Ancona, la Provincia di Lecce ed ExAequo, fra altre cooperative italiane di commercio equo.

Si tratta di una linea di prodotti che valorizza l'economia sociale come volano per la pace e il dialogo tra due popoli in conflitto.
I prodotti includono oggetti artigianali realizzati con legno di ulivo, ceramica, ricami, cesti di ulivo e palma di dattero, una gamma di saponi di olio di oliva con diverse fragranze, erbe e specialità alimentari come za'atar e miele, così come altri articoli che ben rappresentano la combinazione di entrambe le culture.

Oltre a offrire una importante fonte di reddito per gli artigiani e le artigiane palestinesi che vivono nei territori occupati o in Israele, questo progetto ha un grande valore simbolico.

Ritenendo che la soluzione del conflitto inizi con il ritiro dell’occupazione israeliana in Palestina e la creazione di reali opportunità economiche e di lavoro, i partner del progetto hanno unito i loro sforzi per sostenere le popolazioni più vulnerabili, dando priorità alle donne.

Con il progetto Fair Trade Fair Peace migliorano le capacità produttive e le opportunità di reddito per 20 donne del campo profughi di Deishe a Betlemme, 200 artigiani, uomini e donne, e le loro famiglie nell’area di Betlemme, 2 gruppi di disabili a Betlemme, circa 50 ragazzi, 150 donne e le loro famiglie della minoranza palestinese in Galilea.

Dalla seconda metà di maggio 2013, la linea Fair Trade Fair Peace sarà promossa e distribuita in Italia attraverso i canali del commercio equo e solidale, oltre che attraverso mostre-mercato ed eventi culturali.

 

Coltivare rappOrti

 Trame Urbane/Guerrilla Gardening è un collettivo bolognese composto da giovani neolaureati; ma non solo.

Il collettivo, sulla scia delle esperienze diffuse di guerrilla gardening, è sensibile alla riappropriazione degli spazi e alla creazione di orti urbani dal basso, convinto che possano diventare una nuova piazza e un luogo di relazioni, ricostruendo un piccolo tassello di tessuto sociale urbano.

In modi diversi tutti coloro che partecipano al progetto "Trame urbane/Guerrilla Gardening" si sono occupati di nuove forme di resistenza urbane e contadine e di nuove modalità di creazione di spazi di socialità e convivialità.

Dal 20 al 23 ottobre, il collettivo promuove Coltivare rappOrti, una tre giorni di racconti ed esperienze di costruzione di orti e giardini urbani dove uomini e donne collettivamente coltivano nuove relazioni con la terra e la stagionalità, trasformando dal basso la città in cui vivono.

È previsto, inoltre, un workshop con la finalità di creare un orto-giardino urbano mobile per riappropriarsi immediatamente di spazi per renderli verdi e condivisi, data l'imminente ridefinizione dell'area adiacente allo spazio pubblico XM-24 in Bolognina.
Saranno presenti ricercatori, associazioni e collettivi che hanno studiato e realizzato progetti simili in altre città italiane ed europee.

Si intende raccogliere spunti, suggerimenti, osservazioni, pratiche per riflettere, in particolare, sulle relazioni sociali che si vengono a creare in questi luoghi destinati al verde.
Le varie esperienze raccolte andranno anche ad arricchire un ulteriore workshop di progettazione partecipata e dal basso di un orto-giardino comunitario. Le proposte che emergeranno da questo workshop saranno presentate all'interno del laboratorio di urbanistica partecipata dell'area dell'ex-mercato ortofrutticolo di imminente riapertura.

L'orto-giardino urbano a cui pensiamo intende favorire la condivisione e la socialità di uno spazio, rivendicandolo come verde e fruibile; infatti l'orto-giardino sarà creato dal basso e messo a disposizione della cittadinanza, e diventerà un laboratorio a cielo aperto, dove sarà possibile coltivare rapporti ma anche piante aromatiche e ortaggi.

Un legame tra città e campagna, un ritorno al contatto con la natura e i suoi ritmi.
La messa in gioco di una piccola area da trasformare in un salotto fiorito dove sia possibile passare il tempo libero in un modo diverso e potere assaporare una tisana.

Sulla scorta di ormai numerose esperienze simili in città italiane ed europee pensiamo che sia possibile vincere questa sfida, cogliendo l'opportunità che si apre con il ridisegno di un'area della città.

Perché un orto-giardino mobile?
Perché è necessario far fiorire l'orto-giardino al più presto in modo che sia visibile e sia possibile vederne i risultati.

Le strutture utilizzate saranno realizzate con materiale di riuso come cassette per la frutta, vasche da bagno, contenitori di tetrapack, sacchi di juta, panchine e seggiole di recupero; piante aromatiche e ortaggi sia tipici del territorio sia provenienti da altre parti.

Appena la terra riaffiorerà dal cemento e sarà in grado di ospitare le piante, potremo trasferire queste ultime.
Animato da un piccolo chioschetto che preparerà piatti di stagione, l'orto-giardino mobile potrà diventare un salotto a cielo aperto, una nuova piazza verde dove ridisegnare la città e le relazioni sociali; sarà a disposizione per lezioni, laboratori, reading, concertini per tutte le età.

Il cous cous della solidarietà

I primi rapporti diretti di ExAequo con la Palestina, e in particolare con il Palestinian Agricultural Relief Committees (PARC), risalgono alla metà degli anni Novanta, quando con un progetto sperimentale di importazione realizzato in collaborazione con alcune organizzazioni non governative e il contributo della Regione Emilia-Romagna, arrivò in Italia la prima tonnellata di maftul – il cous cous palestinese – che venne commercializzata da CTM-Altromercato.

Dopo alcune altre esportazioni di prova, il cous cous entrò stabilmente fra le referenze di Altromercato, e oggi il PARC è un interlocutore importante del Commercio Equo e Solidale italiano, da cui annualmente vengono acquistate circa 75 tonnellate di maftul oltre ad altre produzioni tipiche della cultura palestinese (mandorle, olio e datteri al naturale).

Nel dicembre del 2002 una delegazione di ExAequo ha incontrato per la prima volta, a Gerusalemme Est, alcuni rappresentanti del PARC in un momento di grave crisi economica e di deterioramento della situazione umanitaria conseguente allo scoppio della seconda Intifada del settembre del 2000.

Oltre a visitare alcuni progetti sostenuti dal PARC e partecipare a iniziative di solidarietà, il primo viaggio in Palestina ha portato a estendere e sviluppare i rapporti attraverso un gemellaggio di solidarietà con gli obiettivi di:

  • sostenere e promuovere una rete informativa per avere una fonte diretta e aggiornata sulla vita quotidiana dei palestinesi;
  • creare un ponte tra i produttori palestinesi e le cooperative, le associazioni e gli Enti locali italiani con l'obiettivo di attivare rapporti diretti di scambio e di cooperazione decentrata;
  • verificare la possibilità di importazione di nuovi prodotti all'interno del circuito fair trade.

Il "Gruppo Palestina" di ExAEquo ha anche promosso e finanziato, assieme all'Associazione AltreTerre di San Giovanni in Persiceto, un piccolo progetto di sostegno allo studio universitario di un gruppo di ragazzi di Faqua'ah.

Nel 2004 e 2005 vi sono stati altri viaggi in Palestina e in più occasioni sono stati organizzati momenti di approfondimento sulla situazione palestinese e alcuni incontri con rappresentanti del PARC in occasione di loro viaggi in Italia.

Che cosa è il PARC

Il PARC (Palestinian Agricultural Relief Committees) è una delle più importanti ONG palestinesi, impegnata in programmi di sviluppo fondati sulla promozione della produzione agricola.

È stato fondato nel 1983 da un gruppo di agronomi, come risposta al deterioramento dell'attività agricola nella valle del Giordano e nella West Bank, occupate dall'esercito israeliano.
Gli agronomi si rivolgevano agli agricoltori poveri e marginalizzati dell'area, offrendo loro la propria consulenza professionale.

Lo sforzo del primo gruppo di volontari si sviluppò rapidamente, diventando un'organizzazione stabile, che crebbe a sua volta negli anni aumentando e differenziando le attività.

Il programma alimentare di PARC è iniziato nel 1990.
Il progetto consisteva inizialmente nello sviluppo e nella vendita locale di prodotti agricoli tipici: un progetto rivolto alle donne, confinate nelle case o nelle immediate vicinanze e prive del sostegno economico degli uomini, in larga misura morti, imprigionati o fuggiaschi.

Gli agricoltori beneficiari dei programmi di PARC ricevono aiuto per molteplici aspetti della produzione (consulenze agricole, controllo qualità e organizzazione dei gruppi) e della commercializzazione (confezionamento, imballaggio, pratiche di dogana ed esportazione).
Alle iniziative produttive si accompagna la costante promozione delle organizzazioni di base, come le associazioni femminili e le cooperative.

Aggiornamenti

Una partnership per l'autosviluppo

Tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta il commercio equo e solidale è nato da una intuizione semplice e geniale: creare un sistema a rete in grado di fare incontrare idealmente donne e uomini di popoli e culture diverse.
Persone, appunto, prima che produttori del Sud e consumatori del Nord.
Questa, in sintesi, è stata la vera intuizione, la visione strategica del fair trade.

Partendo da questo "umano" punto di vista, l'avere sviluppato una relazione cooperativa piuttosto che competitiva e l'avere instaurato rapporti economici responsabili, basati su scambi "equi e solidali", sono state semplicemente conseguenze logiche.

Oggi la rete del fair trade mantiene in relazione, tanto ideale quanto economica, milioni di persone: centinaia di migliaia di contadini e artigiani del Sud del mondo che sostengono così le proprie famiglie, milioni di persone e una rete articolata di economia solidale nel Nord.

Questa relazione, che ha permesso l'avvio di processi di autosviluppo sostenibile, è stata sostenuta e sviluppata in questi anni da Botteghe del Mondo di ogni parte d'Italia, e ha portato alla realizzazione di progettii di solidarietà con decine di gruppi di produttori che operano all'interno del circuito del commercio equo.

Obiettivo di questi progetti è quello di rafforzare il processo di scambio anche sul piano extra-commerciale attraverso interventi a livello locale, destinati a far crescere la conoscenza delle realtà sociali ed economiche in cui operano i produttori.
La realizzazione di materiale informativo e l'organizzazione di momenti di sensibilizzazione rappresentano passaggi fondamenti di questo percorso e hanno l'obiettivo di mettere in relazione, in modo continuativo e diretto, la Bottega e le persone che la frequentano con le storie, le persone, i problemi e i desideri che si intrecciano nei prodotti che si trovano sugli scaffali.