Schiacciati dal chicco. La dipendenza dal caffè dei produttori africani

Il caffè, dopo il petrolio, è la materia prima più importante a essere scambiata sul mercato internazionale.
Come la maggior parte delle altre materie prime agricole cosiddette coloniali costituisce un tipico prodotto da esportazione delle economie del Sud.

Nonostante il caffè lavorato sia un bene a maggior valore aggiunto, le esportazioni del paesi produttori sono composte principalmente da caffè verde, mentre quello torrefatto e/o solubile non rappresenta, in media, più del 5% del totale.
A determinare questa struttura delle esportazioni contribuiscono non solo gli alti costi di investimento per il processo di trasformazione del caffè e il controllo quasi totale che le multinazionali esercitano sulle diverse fasi del processo produttivo, ma anche, in modo determinante, le politiche commerciali e tariffarie messe in atto dai paesi industrializzati per proteggere le industrie di trasformazione collegate al "ciclo del caffè"; l'Unione Europea, per esempio, nel caso delle importazioni di caffè applica una serie di aliquote di imposta crescenti all'aumentare del grado di trasformazione del prodotto.

Il mercato del caffè è caratterizzato da un'alta instabilità dei prezzi.
Questa volatilità si è accentuata nel corso degli ultimi anni a seguito della fine dell'International Coffee Agreement, l'accordo  internazionale che aveva l'obiettivo di stabilizzare il prezzo attraverso un sistema di quote di produzione che entrava in vigore nel momento in cui tale prezzo scendeva sotto un livello definito.

L'instabilità e la riduzione tendenziale del prezzo del caffè – oggi [2007], dopo una crescita del prezzo mondiale che dura da tre/quattro anni, il valore è ancora inferiore a quello della fine degli anni Novanta – rappresentano un problema grave per le economie di quei paesi, come gli africani, in cui l'esportazione del caffè ricopre più del 60% del totale delle esportazioni (con punte del 76% per il Burundi o del 68% per l'Etiopia).

La dipendenza dalle esportazioni di caffè si è così tradotta in un vero e proprio vincolo alla crescita: non tanto a causa della diminuzione della produzione, quanto per la diminuzione tendenziale delle quotazioni che si è registrata sul mercato internazionale.

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